sabato 4 ottobre 2008

La mostra dell'Arca a Porto Cervo

MOSTRA DI IPAZIA CORTEZ
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INTERVISTA AD IPAZIA CORTEZ IDEATRICE DELLA MOSTRA SULL'ARCA



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1 - Come è nata l'idea di costruire un'Arca per fare la tua mostra?

Ipazia: -La mostra 􀀀 è nata dopo che Dracoita Ferrentino ha costruito l'Arca e l'ha donata al nostro gruppo, Arts Against Wars, per farci qualcosa. La riflessione sul fatto che l'Arca era un antico simbolo di salvezza, ci ha portato a capire come oggi l'uomo non si debba solo diffendere dalle catastrofi naturali, ma soprattutto dalla distruttività che l'uomo stesso mette in atto, che è poi autodistruttività in quanto produce danni ai suoi simili e alla Terra. Poi PortoCervo SL,che ringraziamo, ci ha ospitato e così è nata la mostra.

2 - La Bibbia ci parla dell'Arca di Noè e ci dice con estrema cura quali erano le misure, l'Arca è stata costruita rispettando le stesse misure o ci si è orientati solo rispettando le proporzioni ?

Ipazia: -Dracoita Ferentino, il costruttore, dice che: "l'Arca è una personale interpretazione dell'arca menzionata nella Bibbia".

3 - Vedo che le immagini da sole parlano già di cosa vuole mettere in risalto la mostra, le stesse immagini le vediamo ovunque, nei telegiornali, al cinema, nei manifesti sui muri, non credi però che tutta questa esposizione della violenza dell'uomo su altri simili abbia contribuito a rendere l'uomo in generale meno sensibile a questi temi?

Ipazia: -Forse si, in quanto scatta l'abitudine, e non ci si sorprende o indigna più di niente. Più i media ci bombardano quotidianamente e più le guerre ci sembrano una cosa della quotidianità, "normalità". E poichè le vediamo attraverso una scatola, la TV, ci sembrano anche lontane. Ma bisogna essere consapevoli di questo meccanismo e riscoprire in ogni attimo l'indignazione dell'essere umano di fronte a tale inumanità. L' "Umanità" è una caratterisica dell'essere umano, bisogna sempre tirarla in campo in ogni attimo della nostra vita, purtroppo nel vedere certe immagini di guerra, e armi talmente sofisticate da distruggere la terra stessa, sembra che ci dimentichiamo di tale nostra caratteristica che è compassione per l'altro e per il nostro pianeta, usiamo le armi ma le conseguenze che esse hanno sui civili e sulle loro vite passano in secondo piano quando vengono usate.
Nell'Arca abbiamo fatto si che la mostra fosse interattiva in modo da non essere solo fruibile passivamente, ma chiediamo un pensiero, ci interessa cosa la gente pensa al riguardo. Ci interessa interagire con l'Umanità della gente.








4 - Nonostante ci siano tanti uomini sinceri desiderosi di vedere la pace e l'ordine, constatiamo purtroppo che le cose vanno di male in peggio, pensi che gli uomini , prima o poi, saranno in grado di risolvere questi problemi?

Ipazia: -La gente normale, i civili di ogni nazione, non vogliono la guerra perchè forse riescono ancora a porsi nei panni degli altri civili sotto le bombe e sanno che sarebbe potuto capitare anche a loro. Alcuni dicono "a volte le guerre sono necessarie", ma io dico: siamo stati tanto intelligenti e capaci di creare armi di distruzione come l'atomica, possibile che non siamo abbastanza intelligenti per trovare sistemi alternativi alle guerre? attraverso mediazione o altro. Il punto è che la guerra è principalmente business. E finchè alcuni uomini, col potere di attivarla, porranno in cima ai propri valori il denaro e il potere e non "IL RISPETTO DI OGNI SINGOLA VITA UMANA SU QUESTA TERRA", continueremo a vedere guerre. Noi civili non dobbiamo aspettare nuovi Ghandi, ma esserlo ciascuno di noi, e fare qualche cosa per trasformare i conflitti nella nostra vita in occasione di mediazione, a partire dalla nostra quotidianità. in tal modo non siamo solo spettatori passivi di ciò che accade, ma proprio attraverso la nostra quotidianità attori della trasformazione dei conflitti che ci circondano, dal più vicino al più lontano. Se ogni essere umano si prendesse al 100% questa responsabilità nella propria vita, forse si potrebbe rispondere positivamente alla tua domanda.

5 - Vedo che la tua mostra parla anche dell'uranio impoverito, tu credi che una mostra come questa possa almeno incuriosire il visitatore su un argomento cosi increscioso?

Ipazia: -Nella mostra abbiamo inserito "i come" attraverso cui l'uomo distrugge se stesso, abbiamo parlato in generale di armi vecchie e nuove, tra cui anche il problema dell'uranio impoverito. Tutto il gruppo di Arts against wars, ha collaborato a trovare materiale. Beh spero che singole informazioni possano portare le persone ad informarsi, ma spero che l'intera arca faccia riflettere sulla nostra responsabilità umana nel trasformare i conflitti in mediazione.

6 - Mi è piaciuta l'idea di mettere esposte le frasi di uomini famosi sulla guerra, tu personalmente, da cosa pensi derivi questo istinto dell'uomo all'autodistruzione?

Ipazia:-Senza entrare in argomentazioni filosofiche, temo che la guerra e le armi siano questione di business.
Poi noto una dinamica che secondo me vale nel piccolo come nel grande, quando qualche cosa dentro di noi non ci piace e la notiamo nell'altro, ecco che nasce l'occasione di entrare in conflitto con l'altro. Creiamo così il diverso da noi. Dimenticando che quel diverso siamo anche Noi. Spostiamo il conflitto da dentro di noi a fuori di noi.

7 - Ho letto che la tua mostra è interattiva, potresti spiegarmi in che modo funziona la cosa?

Ipazia: -Nella mostra sono esposte immagini e info relative alla negatività e distruttività dell'uomo, ecco che chiediamo ai visitatori di porre loro ciò che di costruttivo vogliono dare, un loro pensiero per esempio. In tal modo l'interattività della mostra rappresenta quell'angolo di umanità costruttiva che ognuno di noi ha. Il visitatore, se vuole, può contribuire alla mostra sulla distruttività umana trasformandola con la propria costruttività. Abbiamo messo una email a cui possono mandare le cose (corpore2002@libero.it).
Grazie a tale interattività, per esempio un nostro amico Pablito dandoci il suo messaggio sottolinea quanto di fronte alle immagini di quotidiana violenza, non ci si debba solo chiedere: cosa posso fare? e poi rimanere passivi, ma ci vuole un passaggio di coscienza dall'io al noi, una coscienza più collettiva e agire. “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno. Quell’immensa distesa è formata da tante, piccolissime gocce che sono la mia scelta di vita, la tua scelta di vita. E goccia dopo goccia, l’oceano sarà formato dalle nostre scelte di vita… e sarà un nuovo oceano!”.

8 - Questo video che hai messo su Baghdad.... cosa vuole testimoniare?

Ipazia:-Le foto su Baghdad rimandano ad una mostra che si chiama Baghdad streets, costruita nel maggio 2007, la prima mostra a cui abbiamo lavorato aiutando il Peace and justice center di SL, invitiamo le persone a vederla, perchè lì è rappresentato quello che i civili vivono in una guerra, in questo caso i civili iracheni.





9 - Qual'è secondo te l'ostacolo maggiore al mantenimento della pace?

Ipazia: -In coloro che hanno il potere di far scattare guerre sembra che Manchi un valore, un credo, cioè che ogni essere umano su questa terra abbia diritto a vivere in dignità e alla PACE. Parlo di una PACE non perseguita attraverso la guerra. La vera pace la si può ottenere solo con mezzi pacifici, non con il suo contrario, non con la guerra, non ha senso. Guerra preventiva come mezzo per raggiungere la pace, è un concetto che non concepisco razionalmente in quanto per raggiungere la pace non deve esserci guerra, la guerra non può essere "preventiva" per avere la pace, solo la pace, in termini di mediazione è preventiva di una guerra. iL CONCETTO DI PREVENZIONE APPARTIENE ALLA PACE, NON ALLA GUERRA. Per cui deduco che dire guerra preventiva non abbia niente a che vedere con la pace, ma solo con la guerra stessa.
La pace, perseguita con mezzi pacifici, è diritto di ognuno. Questa dovrebbe essere una condizione sine qua non. Ma passa in secondo piano, in primo piano ci sono i soldi, il possesso, il potere, non più la vita umana e il rispetto della Terra che ci ospita.


10 - Cosa ti senti di dire a quelli che vengono a guardare questa mostra?

Ipazia:-A quelli che vengono a vedere l'Arca direi: Di prendersi loro stessi la responsabilità al 100% di fare anche una piccola cosa per trasformare i conflitti, a partire da quelli nella loro vita.
Ognuno dentro di noi ha tecniche di mediazione, bisogna tirarle fuori. Se ognuno di noi diventasse, piano piano ogni giorno più capace nel trasformare i propri conflitti quotidiani, vederli nel macro diventerebbe più insostenibile, e apparirebbe insensato.
Per cambiare le cose nel grande si può partire dal piccolo, ma tutti insieme. Internet, blog, SL sono un esempio, danno possibilità di libera espressione al singolo ma creando rete e unendo i singoli in comunità. Ognuno di noi può fare qualche cosa per essere costruttivo in tal senso. Basta partire dal bene che vogliamo per il nostro pianeta e per i suoi abitanti.
Un esempio ... Ho visto da poco un video, fatto dal singolo per il bene di tutti, che riguarda il bene del nostro pianeta, il nostro assurdo consumismo con i suoi terribili effetti.

Vi consiglio la visione del video, si intitola "la storia delle cose" non perdetelo:
http://video.google.it/videoplay?docid=-2138416794381091301&hl=it
Grazie a tutti.
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